Ogni Comune deve dire pubblicamente, una volta l'anno, quanto il suo sito è utilizzabile da tutti. Questa pagina spiega cosa significa, cosa contiene e cosa rischia chi non la fa, senza il linguaggio delle circolari.
Di cosa parliamo
Un sito accessibile è un sito che una persona cieca può leggere con un lettore di schermo, che una persona con difficoltà motorie può usare senza mouse, che una persona ipovedente può ingrandire senza che si rompa, che chiunque può capire senza dover indovinare cosa fa un pulsante. Non è un extra: per un sito comunale è un obbligo di legge dal 2004, e dal 2018 esiste un modo preciso per dimostrarlo.
Quel modo è la dichiarazione di accessibilità: un documento pubblico, compilato su un portale dell'Agenzia per l'Italia Digitale (form.agid.gov.it), in cui l'ente scrive quanto il sito rispetta i requisiti e cosa invece non funziona. Il link alla dichiarazione deve stare nel piè di pagina del sito, visibile da ogni pagina.
Le tre parole che contano
Conforme: il sito rispetta tutti i requisiti (raro, e da dimostrare). Parzialmente conforme: rispetta la maggior parte dei requisiti ma non tutti, e l'ente elenca cosa manca. Non conforme: la maggior parte dei requisiti non è rispettata. La voce giusta non è quella più rassicurante: è quella che corrisponde a una verifica fatta davvero.
Le due date
La dichiarazione va riesaminata e aggiornata entro il 23 settembre di ogni anno. Gli obiettivi di accessibilità, cioè cosa l'ente intende migliorare nell'anno, vanno pubblicati entro il 31 marzo. Oggi mancano 20 giorni alla prima scadenza e 209 alla seconda.
Cosa serve per farla bene
Il modello di autovalutazione AgID (l'Allegato 2 delle Linee guida) è una tabella di requisiti: per ciascuno l'ente scrive se è soddisfatto, non soddisfatto o non applicabile, e perché. Compilarlo richiede di guardare il sito con strumenti e con occhi esperti: le immagini hanno un testo alternativo? I moduli si compilano da tastiera? I PDF sono leggibili o sono scansioni? Il contrasto dei testi è sufficiente? Il lettore di schermo capisce cosa sono i pulsanti?
Chi compila la dichiarazione senza aver fatto questo lavoro scrive, in sostanza, una formula. Ed è quello che vediamo nella maggior parte dei casi: "alcuni contenuti potrebbero non essere completamente accessibili", senza dire quali.
Chi ne risponde
La dichiarazione è un atto dell'ente, firmato dal Responsabile per la transizione digitale. Il fornitore del sito può aiutare, ma non può sostituirsi: la dichiarazione copre anche i contenuti che gli uffici pubblicano ogni giorno. L'inosservanza pesa sulla responsabilità del dirigente e sulla sua retribuzione di risultato, i contratti per siti non accessibili sono nulli, e un cittadino può rivolgersi al Difensore civico per il digitale.
Cosa facciamo noi
Leggiamo il sito per intero, compiliamo il modello di autovalutazione con le prove, scriviamo la dichiarazione con l'elenco preciso di ciò che non è conforme e consegniamo la lista degli interventi per il fornitore. I pacchetti partono da 490 euro. Puoi intanto cercare il tuo Comune e vedere come sta oggi.